Metodologia
Questa pagina spiega da dove vengono i numeri che trovi nelle schede e nel comparatore, cosa misurano e dove si fermano. Se un dato ti sembra sbagliato, scrivici: lo controlliamo sulla fonte e, se serve, lo correggiamo.
Da dove vengono i dati
Tutti i numeri su rendimenti e costi vengono dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che li pubblica come dati aperti. Copriamo tutte le forme iscritte all’albo: 144 fondi e 489 comparti, divisi in tre tipologie.
| Tipologia | Fondi | Comparti |
|---|---|---|
| Fondi negoziali (contrattuali) | 33 | 112 |
| Fondi aperti | 38 | 173 |
| Piani individuali pensionistici (PIP) | 73 | 204 |
I dati mostrati sono quelli dell’edizione 2025 dei dati COVIP. Dettagli su fonte e licenza nella pagina Fonte dei dati.
Non mescoliamo fonti diverse per lo stesso numero e non correggiamo i valori COVIP. Quando un dato manca, mettiamo un trattino (–): non lo stimiamo e non lo sostituiamo con una media. L’unica eccezione è lo strumento Quale fondo pensione scegliere?, che per simulare il capitale finale stima i rendimenti mancanti dalla media della stessa tipologia e linea e li segnala con un asterisco.
I rendimenti
Il rendimento è la media annua composta del comparto sul periodo indicato: ultimo anno, 3, 5, 10 e 20 anni. È già al netto dei costi che gravano sul patrimonio (gestione, banca depositaria) e della fiscalità sui rendimenti.
Per i PIP la tassazione funziona in modo diverso, perché pesa sulla posizione del singolo iscritto e non sul patrimonio del fondo. COVIP applica quindi ai PIP un metodo di calcolo standard che li rende confrontabili con fondi negoziali e aperti.
Tre cose da tenere a mente:
- Un comparto giovane non ha la storia lunga. Se è nato da 4 anni, i rendimenti a 5, 10 e 20 anni non ci sono e al loro posto c’è un trattino.
- I rendimenti passati non dicono quelli futuri. Servono a capire come si è comportata una gestione, non a prevedere quanto renderà.
- I rendimenti sono nominali, cioè non tolgono l’inflazione.
Il costo: l’ISC
L’Indicatore sintetico dei costi (ISC) è il numero che la COVIP fa calcolare a tutti i fondi nello stesso modo, proprio per permettere il confronto. Dice di quanto i costi riducono in media ogni anno il rendimento, per un iscritto tipo che versa 2.500 euro l’anno con un rendimento ipotetico del 4%.
Lo trovi per quattro durate di permanenza: 2, 5, 10 e 35 anni. Su durate brevi pesano di più i costi fissi (iscrizione, quote annue), su quelle lunghe i costi in percentuale. Esempio: un ISC a 10 anni dell’1,50% vuol dire che, in quelle ipotesi, i costi tolgono in media 1,5 punti di rendimento all’anno.
L’ISC è una stima su un iscritto tipo: chi versa importi diversi paga in proporzione costi diversi. Resta il modo più onesto per confrontare fondi che hanno strutture di costo molto diverse.
I confronti
Nelle schede un comparto si confronta con quelli della stessa tipologia e della stessa categoria (per esempio i comparti azionari dei fondi aperti). Il motivo è nei dati: il costo ISC a 10 anni mediano è circa lo 0,4% per i fondi negoziali, l’1,3% per gli aperti e il 2,1% per i PIP. Un confronto fra tipologie diverse direbbe solo che i negoziali costano meno, cosa che chi sceglie un PIP sa già.
Le categorie sono quattro: azionario, bilanciato, obbligazionario e garantito. Negli obbligazionari teniamo separati quelli puri e quelli misti, perché a costi quasi uguali hanno avuto rendimenti molto diversi.
La garanzia è anche una caratteristica a sé: diversi comparti con una garanzia sul capitale sono classificati da COVIP come bilanciati od obbligazionari. Per questo il filtro “garantito” trova più comparti della sola categoria.
La composizione: azioni e obbligazioni
La quota di azioni e di obbligazioni di ogni comparto viene dalle note informative pubblicate dai fondi. La “quota residua” è ciò che non è né azioni né obbligazioni, di solito liquidità. Per alcuni comparti il dato non è disponibile e al suo posto c’è un trattino.
La sostenibilità
I dati COVIP non dicono quali comparti promuovono caratteristiche ambientali o sociali (ESG). Li individuiamo dal nome del comparto (parole come ESG, etico, sostenibile) e li abbiamo controllati uno per uno. È una stima per difetto: un comparto sostenibile che non lo scrive nel nome può sfuggire. Per questo, quando non lo rileviamo, al posto di “No” trovi un trattino.
Cosa non facciamo
- Non diamo voti né punteggi. Mostriamo costi e rendimenti, ognuno con il suo significato, senza mescolarli in un numero inventato da noi.
- Non consigliamo un fondo. Confrontiamo e spieghiamo; la scelta dipende da contratto di lavoro, contributo del datore, orizzonte e situazione personale. Per il tuo caso specifico serve un professionista.
- Non ordiniamo i risultati per interesse commerciale. Oggi non riceviamo compensi da nessun fondo. Se un giorno succederà, lo scriveremo in chiaro e non cambierà l’ordine dei risultati. Più dettagli in Chi siamo.
Quando aggiorniamo
COVIP pubblica i dati una volta l’anno. Quando esce l’edizione nuova aggiorniamo tutte le schede insieme e conserviamo quella precedente, così col tempo si potrà vedere come cambiano costi e rendimenti di ogni comparto.
Ultimo aggiornamento: