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    TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa cambia

    di Matteo Todeschi · · 6 minuti di lettura

    In breve

    Cos’è il TFR e quanto vale

    Il TFR, trattamento di fine rapporto, è la parte di retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno e ti paga quando il rapporto di lavoro finisce. Ogni anno matura la retribuzione annua lorda divisa per 13,5, meno lo 0,50% che va all’INPS: in pratica circa il 6,91% della retribuzione. Con 30.000 € lordi l’anno sono circa 2.072 €.

    Un dipendente del settore privato può lasciarlo in azienda o versarlo in un fondo pensione. Nelle aziende più grandi il TFR lasciato in azienda finisce in un fondo dell’INPS, il Fondo di Tesoreria: per il lavoratore regole e rivalutazione non cambiano. Per i dipendenti pubblici le regole sono diverse.

    Le due strade a confronto

    TFR in azienda TFR nel fondo pensione
    Come cresce 1,5% più il 75% dell’inflazione il rendimento del comparto scelto, anche negativo
    Tasse sulla crescita 17% 20%, 12,5% sui titoli di Stato
    Tasse all’uscita tassazione separata, almeno 23% dal 15% al 9%
    Contributo del datore di lavoro no di solito sì, con il fondo del contratto
    Quando lo ricevi alla fine del rapporto di lavoro alla pensione, o prima nei casi previsti
    Se cambi lavoro ti viene pagato resta nel fondo, o si trasferisce
    Se l’azienda è insolvente paga il Fondo di garanzia dell’INPS il Fondo di garanzia dell’INPS copre i versamenti mancati

    Come cresce il TFR in azienda

    Il TFR accumulato al 31 dicembre si rivaluta ogni anno dell’1,5% più il 75% dell’inflazione, misurata con l’indice ISTAT dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. Sulla rivalutazione si paga un’imposta del 17%.

    Il meccanismo non può dare perdite e segue in parte l’inflazione: quando i prezzi salgono molto il TFR cresce di più, come nel 2022. Prima delle tasse cresce più dei prezzi finché l’inflazione resta sotto il 6%; al netto dell’imposta, finché resta sotto il 3,3% circa. Secondo la COVIP, al netto delle tasse si è rivalutato in media del 2,5% l’anno dal 2016 al 2025.

    Come cresce il TFR nel fondo pensione

    Nel fondo il TFR viene investito nel comparto che scegli, insieme ai tuoi contributi. Il risultato dipende dai mercati e dai costi del fondo: può essere più alto della rivalutazione in azienda, ma anche più basso o negativo, e il confronto cambia molto da un anno all’altro.

    Anno Negoziali Aperti PIP unit linked TFR
    2022 -9,8% -10,7% -11,5% 8,3%
    2025 4,8% 5,7% 5,1% 1,9%

    Su dieci anni, dal 2016 al 2025, le linee più azionarie hanno reso in media fra il 4,8% e il 5,1% l’anno, le bilanciate fra l’1,9% e il 2,9%, le garantite e obbligazionarie meno dell’1%, contro il 2,5% del TFR. Sono dati COVIP al netto di costi e tasse, e medie: fra un comparto e l’altro le differenze sono ampie, e i risultati passati non dicono come andranno i prossimi anni.

    Le tasse all’uscita

    È la differenza che non dipende dai mercati.

    Su 50.000 € di TFR, il 23% sono 11.500 € di tasse, il 9% 4.500 €. La tassazione delle anticipazioni e dei riscatti cambia in base al motivo.

    Un esempio in euro

    Prendiamo un dipendente con 30.000 € lordi l’anno, sempre uguali, che matura 2.072 € di TFR l’anno per 30 anni: in tutto 62.167 €. In azienda paga il 23% all’uscita, nel fondo il 10,5%, che corrisponde a 30 anni di iscrizione. Il risultato con quattro ipotesi di crescita media annua, al netto di costi e tasse, in euro:

    TFR Crescita Capitale Tasse Netto
    In azienda 2,5% 90.976 14.298 76.678
    Nel fondo 1% 72.082 6.527 65.555
    Nel fondo 2,5% 90.976 6.527 84.449
    Nel fondo 4,8% 133.040 6.527 126.512

    Il 2,5% è la rivalutazione media del TFR degli ultimi dieci anni; l’1% e il 4,8% sono, più o meno, quanto hanno reso in media le linee garantite e quelle azionarie nello stesso periodo. Con la stessa crescita il fondo lascia circa 7.800 € in più per le sole tasse; con una crescita più bassa, come quella dei garantiti, il TFR in azienda resta avanti. L’esempio non conta il contributo del datore di lavoro.

    Il contributo del datore di lavoro

    Se aderisci al fondo pensione previsto dal tuo contratto e versi anche una quota tua, di solito il datore di lavoro aggiunge un contributo, in percentuale della retribuzione. La misura la decide il contratto: per esempio, con l’1,5% su 30.000 € sono 450 € l’anno, 13.500 € in 30 anni prima dei rendimenti. Se non aderisci al fondo del contratto, questo contributo di norma non arriva.

    Anche il contributo del datore conta nel limite di deducibilità di 5.300 € l’anno; il TFR no.

    Quando si possono avere i soldi

    TFR in azienda TFR nel fondo pensione
    Di norma alla fine del rapporto di lavoro alla pensione
    Spese sanitarie fino al 70%, dopo 8 anni nella stessa azienda fino al 75%, in ogni momento
    Prima casa, tua o dei figli fino al 70%, dopo 8 anni nella stessa azienda fino al 75%, dopo 8 anni di iscrizione
    Altri motivi congedi parentali e per formazione fino al 30%, dopo 8 anni, senza motivare

    L’anticipo del TFR in azienda si può avere una sola volta, e ogni anno il datore deve concederlo al massimo al 10% di chi ne ha diritto e al 4% dei dipendenti. Nel fondo le anticipazioni si possono chiedere più volte, nei limiti della posizione; in più ci sono il riscatto, in caso di disoccupazione o invalidità, e la RITA, per chi smette di lavorare pochi anni prima della pensione.

    Cosa succede se non scegli

    In ogni caso la scelta va in una sola direzione: il TFR versato nel fondo non torna in azienda. Chi lo lascia in azienda, invece, può decidere più avanti di versarlo nel fondo.

    Cosa guardare per decidere

    Le risposte cambiano da persona a persona, ma le domande sono sempre le stesse:

    Sono le stesse domande da farsi prima di scegliere un fondo pensione. Costi e rendimenti di tutti i comparti sono nel comparatore.

    Domande frequenti

    Conviene lasciare il TFR in azienda o versarlo nel fondo pensione?

    Dipende da quanti anni mancano alla pensione, dal comparto scelto, dai costi del fondo, da quanto conta poter usare i soldi prima e dalla presenza di un contributo del datore di lavoro. In azienda il TFR cresce poco ma senza perdite e si riceve a fine rapporto; nel fondo è tassato meno all'uscita, segue i mercati e resta vincolato fino alla pensione, salvo anticipazioni e riscatti.

    Quanto TFR matura ogni anno?

    Ogni anno matura la retribuzione annua lorda divisa per 13,5, meno lo 0,50% che va all'INPS: circa il 6,91% della retribuzione. Con 30.000 € lordi l'anno sono circa 2.072 €.

    Come si rivaluta il TFR lasciato in azienda?

    Il TFR accumulato al 31 dicembre si rivaluta ogni anno dell'1,5% più il 75% dell'inflazione misurata dall'ISTAT, e sulla rivalutazione si paga il 17% di imposta. Secondo la COVIP, dal 2016 al 2025 la rivalutazione media è stata del 2,5% l'anno; nel 2022, con l'inflazione alta, dell'8,3%.

    Si può riportare il TFR in azienda dopo averlo versato nel fondo pensione?

    No: il TFR destinato al fondo pensione continua ad andare al fondo finché dura il rapporto di lavoro, e quello già versato resta nel fondo. Si può cambiare fondo, dopo almeno due anni di iscrizione, ma non riportare il TFR in azienda. Chi lo lascia in azienda, invece, può decidere in ogni momento di versarlo in un fondo.

    Cosa succede al TFR se non scelgo?

    Dal 1° luglio 2026 chi viene assunto per la prima volta nel settore privato è iscritto in automatico al fondo pensione previsto dal contratto, con il TFR, e ha 60 giorni per rinunciare o scegliere un altro fondo. Per chi è stato assunto fino al 30 giugno 2026 valeva il termine di sei mesi: senza una scelta, il TFR andava al fondo del contratto.

    Come viene tassato il TFR?

    Il TFR lasciato in azienda paga il 17% sulla rivalutazione di ogni anno e, quando viene pagato, la tassazione separata, con un'aliquota che parte dal 23%. Nel fondo pensione i rendimenti sono tassati al 20%, il 12,5% sui titoli di Stato, e la prestazione dal 15% al 9%, a seconda degli anni di iscrizione.

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