Cos’è il TFR e quanto vale
Il TFR, trattamento di fine rapporto, è la parte di retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno e ti paga quando il rapporto di lavoro finisce. Ogni anno matura la retribuzione annua lorda divisa per 13,5, meno lo 0,50% che va all’INPS: in pratica circa il 6,91% della retribuzione. Con 30.000 € lordi l’anno sono circa 2.072 €.
Un dipendente del settore privato può lasciarlo in azienda o versarlo in un fondo pensione. Nelle aziende più grandi il TFR lasciato in azienda finisce in un fondo dell’INPS, il Fondo di Tesoreria: per il lavoratore regole e rivalutazione non cambiano. Per i dipendenti pubblici le regole sono diverse.
Le due strade a confronto
| TFR in azienda | TFR nel fondo pensione | |
|---|---|---|
| Come cresce | 1,5% più il 75% dell’inflazione | il rendimento del comparto scelto, anche negativo |
| Tasse sulla crescita | 17% | 20%, 12,5% sui titoli di Stato |
| Tasse all’uscita | tassazione separata, almeno 23% | dal 15% al 9% |
| Contributo del datore di lavoro | no | di solito sì, con il fondo del contratto |
| Quando lo ricevi | alla fine del rapporto di lavoro | alla pensione, o prima nei casi previsti |
| Se cambi lavoro | ti viene pagato | resta nel fondo, o si trasferisce |
| Se l’azienda è insolvente | paga il Fondo di garanzia dell’INPS | il Fondo di garanzia dell’INPS copre i versamenti mancati |
Come cresce il TFR in azienda
Il TFR accumulato al 31 dicembre si rivaluta ogni anno dell’1,5% più il 75% dell’inflazione, misurata con l’indice ISTAT dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. Sulla rivalutazione si paga un’imposta del 17%.
Il meccanismo non può dare perdite e segue in parte l’inflazione: quando i prezzi salgono molto il TFR cresce di più, come nel 2022. Prima delle tasse cresce più dei prezzi finché l’inflazione resta sotto il 6%; al netto dell’imposta, finché resta sotto il 3,3% circa. Secondo la COVIP, al netto delle tasse si è rivalutato in media del 2,5% l’anno dal 2016 al 2025.
Come cresce il TFR nel fondo pensione
Nel fondo il TFR viene investito nel comparto che scegli, insieme ai tuoi contributi. Il risultato dipende dai mercati e dai costi del fondo: può essere più alto della rivalutazione in azienda, ma anche più basso o negativo, e il confronto cambia molto da un anno all’altro.
| Anno | Negoziali | Aperti | PIP unit linked | TFR |
|---|---|---|---|---|
| 2022 | -9,8% | -10,7% | -11,5% | 8,3% |
| 2025 | 4,8% | 5,7% | 5,1% | 1,9% |
Su dieci anni, dal 2016 al 2025, le linee più azionarie hanno reso in media fra il 4,8% e il 5,1% l’anno, le bilanciate fra l’1,9% e il 2,9%, le garantite e obbligazionarie meno dell’1%, contro il 2,5% del TFR. Sono dati COVIP al netto di costi e tasse, e medie: fra un comparto e l’altro le differenze sono ampie, e i risultati passati non dicono come andranno i prossimi anni.
Le tasse all’uscita
È la differenza che non dipende dai mercati.
- TFR in azienda. Quando viene pagato si applica la tassazione separata, con un’aliquota calcolata sulla media dei tuoi redditi, che parte dal 23%. Non si paga sulle rivalutazioni, già tassate ogni anno.
- TFR nel fondo pensione. Sulla prestazione si paga il 15%, che scende di 0,3 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo, fino al 9% dopo 35 anni. Non si paga sui rendimenti, già tassati ogni anno.
Su 50.000 € di TFR, il 23% sono 11.500 € di tasse, il 9% 4.500 €. La tassazione delle anticipazioni e dei riscatti cambia in base al motivo.
Un esempio in euro
Prendiamo un dipendente con 30.000 € lordi l’anno, sempre uguali, che matura 2.072 € di TFR l’anno per 30 anni: in tutto 62.167 €. In azienda paga il 23% all’uscita, nel fondo il 10,5%, che corrisponde a 30 anni di iscrizione. Il risultato con quattro ipotesi di crescita media annua, al netto di costi e tasse, in euro:
| TFR | Crescita | Capitale | Tasse | Netto |
|---|---|---|---|---|
| In azienda | 2,5% | 90.976 | 14.298 | 76.678 |
| Nel fondo | 1% | 72.082 | 6.527 | 65.555 |
| Nel fondo | 2,5% | 90.976 | 6.527 | 84.449 |
| Nel fondo | 4,8% | 133.040 | 6.527 | 126.512 |
Il 2,5% è la rivalutazione media del TFR degli ultimi dieci anni; l’1% e il 4,8% sono, più o meno, quanto hanno reso in media le linee garantite e quelle azionarie nello stesso periodo. Con la stessa crescita il fondo lascia circa 7.800 € in più per le sole tasse; con una crescita più bassa, come quella dei garantiti, il TFR in azienda resta avanti. L’esempio non conta il contributo del datore di lavoro.
Il contributo del datore di lavoro
Se aderisci al fondo pensione previsto dal tuo contratto e versi anche una quota tua, di solito il datore di lavoro aggiunge un contributo, in percentuale della retribuzione. La misura la decide il contratto: per esempio, con l’1,5% su 30.000 € sono 450 € l’anno, 13.500 € in 30 anni prima dei rendimenti. Se non aderisci al fondo del contratto, questo contributo di norma non arriva.
Anche il contributo del datore conta nel limite di deducibilità di 5.300 € l’anno; il TFR no.
Quando si possono avere i soldi
| TFR in azienda | TFR nel fondo pensione | |
|---|---|---|
| Di norma | alla fine del rapporto di lavoro | alla pensione |
| Spese sanitarie | fino al 70%, dopo 8 anni nella stessa azienda | fino al 75%, in ogni momento |
| Prima casa, tua o dei figli | fino al 70%, dopo 8 anni nella stessa azienda | fino al 75%, dopo 8 anni di iscrizione |
| Altri motivi | congedi parentali e per formazione | fino al 30%, dopo 8 anni, senza motivare |
L’anticipo del TFR in azienda si può avere una sola volta, e ogni anno il datore deve concederlo al massimo al 10% di chi ne ha diritto e al 4% dei dipendenti. Nel fondo le anticipazioni si possono chiedere più volte, nei limiti della posizione; in più ci sono il riscatto, in caso di disoccupazione o invalidità, e la RITA, per chi smette di lavorare pochi anni prima della pensione.
Cosa succede se non scegli
- Assunti per la prima volta dal 1° luglio 2026. Sono iscritti in automatico al fondo pensione previsto dal contratto, con il TFR, e hanno 60 giorni per rinunciare o scegliere un altro fondo. Lo stesso vale, con alcune eccezioni, per chi cambia lavoro e versa già il TFR a un fondo pensione. Se non si sceglie un comparto, i soldi vanno in un percorso life-cycle, che riduce il rischio con l’avvicinarsi della pensione.
- Assunti fino al 30 giugno 2026. Avevano sei mesi per scegliere: senza una scelta, il TFR andava al fondo del contratto.
In ogni caso la scelta va in una sola direzione: il TFR versato nel fondo non torna in azienda. Chi lo lascia in azienda, invece, può decidere più avanti di versarlo nel fondo.
Cosa guardare per decidere
Le risposte cambiano da persona a persona, ma le domande sono sempre le stesse:
- quanti anni mancano alla pensione: su tempi lunghi pesano di più le tasse più basse e i rendimenti, su tempi brevi le oscillazioni dei mercati;
- se il contratto prevede il contributo del datore e a quali condizioni;
- quanto conta poter usare i soldi prima, per esempio per la casa o in caso di cambio di lavoro;
- quanto rischio sei disposto a correre, cioè quali perdite temporanee saresti in grado di sopportare;
- quanto costa il fondo: i costi riducono il rendimento ogni anno.
Sono le stesse domande da farsi prima di scegliere un fondo pensione. Costi e rendimenti di tutti i comparti sono nel comparatore.