Cos’è un fondo pensione
Un fondo pensione è uno strumento di previdenza complementare: si aggiunge alla pensione pubblica, non la sostituisce. Ci versi dei soldi mentre lavori, il fondo li investe e, quando vai in pensione, ti restituisce quanto hai accumulato.
Rispetto alla pensione pubblica cambiano due cose:
- i soldi sono tuoi e investiti davvero: ogni iscritto ha una posizione individuale, che cresce con i versamenti e con i rendimenti. La pensione INPS funziona invece a ripartizione: i contributi di chi lavora oggi pagano le pensioni di oggi;
- sai quanto versi, non quanto riceverai: il risultato dipende da quanto e per quanto tempo versi, dai rendimenti e dai costi. Per questo si dice che il fondo è “a contribuzione definita”.
Può iscriversi chiunque: lavoratori dipendenti e autonomi, ma anche chi non lavora. Si può iscrivere anche un familiare fiscalmente a carico, per esempio un figlio. Tutti i fondi sono vigilati dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, e a fine 2025 gli iscritti erano più di 10 milioni.
I tipi di fondo pensione
I tipi principali sono tre: fondi negoziali, fondi aperti e PIP. Nei dati COVIP del 2025 sono 144 fondi in tutto, con 489 comparti.
| Tipo | Chi può aderire | Fondi | Costo tipico (ISC a 10 anni) |
|---|---|---|---|
| Fondi negoziali | i lavoratori di un settore o di un contratto | 33 | 0,44% |
| Fondi aperti | tutti, da soli o tramite il datore di lavoro | 38 | 1,32% |
| PIP, piani individuali pensionistici | tutti, solo con adesione individuale | 73 | 2,13% |
Il costo tipico è la mediana dell’indicatore sintetico dei costi a 10 anni dei comparti di ogni tipo.
- I fondi negoziali, detti anche chiusi, nascono dai contratti collettivi di lavoro, non hanno scopo di lucro e di solito danno diritto al contributo del datore di lavoro.
- I fondi aperti sono istituiti da banche, società di gestione del risparmio, SIM e compagnie di assicurazione.
- I PIP sono polizze vita con finalità previdenziale, offerte dalle compagnie di assicurazione.
Ci sono poi i fondi preesistenti, nati prima della riforma del 1993 per i dipendenti di alcune aziende o settori, come banche e assicurazioni: non sono aperti al pubblico. Tutti gli altri sono nell’elenco dei fondi pensione.
Cosa si versa
I versamenti arrivano da tre fonti, che si possono sommare:
- contributi tuoi: nei fondi aperti e nei PIP scegli importo e frequenza; nei fondi negoziali il contratto fissa una quota minima, che fa scattare il contributo del datore di lavoro;
- il TFR, per i dipendenti del settore privato: tutto o, se il contratto lo consente, una parte. Una volta destinato al fondo, il TFR che matura dopo non può tornare in azienda, e la scelta fra TFR in azienda o nel fondo pensione ha conseguenze diverse;
- il contributo del datore di lavoro, se aderisci al fondo previsto dal tuo contratto e versi anche la tua quota.
Dal 1° luglio 2026 chi viene assunto per la prima volta nel settore privato è iscritto in automatico al fondo previsto dal contratto, con il TFR. Ha 60 giorni per rinunciare o per scegliere un altro fondo. Se non sceglie, i soldi vanno in un percorso life-cycle, che riduce il rischio con l’avvicinarsi della pensione.
I tuoi contributi si possono aumentare, ridurre o sospendere, e la posizione resta investita. Il TFR invece continua ad arrivare finché resti con lo stesso datore di lavoro.
Come vengono investiti i soldi
Quando aderisci scegli un comparto, cioè una linea di investimento: garantito, obbligazionario, bilanciato o azionario, dal più prudente al più esposto ai mercati. Molti fondi offrono anche percorsi life-cycle, che spostano la posizione verso comparti più prudenti con il passare degli anni. Il comparto si può cambiare, di norma dopo almeno un anno.
La posizione si misura in quote: i versamenti comprano quote, e il valore della quota sale e scende con gli investimenti, al netto dei costi.
I soldi li investono gestori professionali scelti dal fondo, e un depositario custodisce i titoli e controlla le operazioni. Il patrimonio del fondo è separato da quello della società che lo gestisce: non può essere usato per pagarne i debiti. Questo protegge i soldi dai problemi della società, non dalle oscillazioni dei mercati.
Quanto hanno reso in media i fondi pensione, secondo la COVIP:
| Linea | Rendimento medio annuo, 2016-2025 |
|---|---|
| Azionaria | fra 4,8% e 5,1% |
| Bilanciata | fra 1,9% e 2,9% |
| Obbligazionaria e garantita | sotto l’1% |
| Gestioni separate dei PIP | 1,5% |
| TFR lasciato in azienda | 2,5% |
I rendimenti dei fondi sono al netto di costi e tasse; gli intervalli vanno dal tipo di fondo con il risultato più basso a quello con il più alto. Sono medie: fra comparti della stessa linea le differenze sono ampie, e i risultati passati non dicono come andranno i prossimi anni. Nel solo 2025 i fondi negoziali hanno reso in media il 4,8%, i fondi aperti il 5,7% e i PIP unit linked il 5,1%, contro l’1,9% del TFR.
Quanto costa un fondo pensione
I costi si pagano in più forme: una quota di iscrizione, una spesa annua fissa, una percentuale sul patrimonio, a volte una spesa su ogni versamento. Per renderli confrontabili la COVIP fa calcolare a tutti i fondi l’indicatore sintetico dei costi (ISC): di quanto i costi riducono ogni anno la posizione, per un iscritto tipo che versa 2.500 € l’anno.
Su tempi lunghi la differenza pesa. Con 2.500 € l’anno per 35 anni e un rendimento del 4% prima dei costi, un ISC dell’1% porta a circa 151.000 €, uno del 2% a circa 125.000 €: un punto di costo in più vale circa 26.000 €. I costi di ogni comparto sono nel comparatore.
I vantaggi fiscali
Il fondo pensione ha una tassazione più bassa di quella ordinaria in tre momenti.
- Quando versi. I versamenti sono deducibili fino a 5.300 € l’anno dal 2026, contando anche il contributo del datore di lavoro ma non il TFR. La deduzione riduce l’IRPEF in base alla tua aliquota più alta: con il 23% ogni 1.000 € versati valgono 230 € di imposta in meno, con il 43% 430 €. Chi ha iniziato a lavorare dal 2007 può recuperare più avanti lo spazio non usato nei primi cinque anni, fino a 7.950 € l’anno.
- Mentre il fondo investe. I rendimenti sono tassati al 20%, contro il 26% degli investimenti ordinari, e al 12,5% sulla parte investita in titoli di Stato.
- Quando ritiri. Sulla parte non ancora tassata si paga il 15%, che scende di 0,3 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo, fino al 9%. I versamenti che non hai dedotto non vengono tassati di nuovo, se li comunichi al fondo entro la fine dell’anno successivo.
Quando si possono ritirare i soldi
Alla pensione
Servono due condizioni: avere maturato i requisiti per la pensione pubblica e almeno 5 anni di iscrizione alla previdenza complementare. A quel punto:
- fino al 50% della posizione si può ritirare in capitale, in un’unica volta;
- il resto arriva come rendita: a vita, oppure per un numero di anni legato alla vita attesa (rendita a durata definita). Dal 31 ottobre 2026 si può avere anche in rate, per almeno 5 anni;
- se il 70% della posizione darebbe una rendita annua inferiore alla metà dell’assegno sociale, si può ritirare tutto in capitale.
Prima della pensione
Le anticipazioni si possono chiedere anche restando iscritti:
| Motivo | Quanto | Da quando |
|---|---|---|
| Spese sanitarie gravi, per te o la famiglia | fino al 75% | in ogni momento |
| Prima casa, tua o dei figli: acquisto o ristrutturazione | fino al 75% | dopo 8 anni |
| Altre esigenze, senza doverle motivare | fino al 30% | dopo 8 anni |
Il riscatto chiude la posizione, in tutto o in parte:
- disoccupazione, cassa integrazione o mobilità da 12 a 48 mesi: fino al 50%;
- invalidità permanente che riduce la capacità di lavoro a meno di un terzo, o disoccupazione oltre i 48 mesi: tutta la posizione;
- perdita dei requisiti per restare nel fondo, per esempio le dimissioni, se il regolamento lo prevede: tutta la posizione.
Con la RITA, chi smette di lavorare a non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi e 5 di iscrizione, riceve la posizione a rate fino alla pensione; chi è senza lavoro da più di 24 mesi può chiederla fino a 10 anni prima.
Le tasse cambiano con il motivo: dal 15% al 9% per spese sanitarie, RITA e riscatti per disoccupazione o invalidità; 23% per prima casa, altre esigenze e riscatto per altri motivi.
Se l’iscritto muore
Prima della pensione la posizione va alle persone indicate come beneficiari o, in mancanza, agli eredi.
Se cambi fondo
Dopo almeno due anni di iscrizione puoi trasferire la posizione a un altro fondo, senza pagare tasse. Con la legge di bilancio 2026 il trasferimento non fa più perdere il contributo del datore di lavoro.
I limiti da conoscere
- I soldi sono vincolati. Prima della pensione si riavranno solo nei casi visti sopra.
- Il risultato non è garantito. Dipende dai mercati e dai costi. I comparti garantiti restituiscono almeno quanto versato solo nei casi previsti dal regolamento, e in dieci anni hanno reso in media meno del TFR.
- I costi cambiano molto, fra tipi di fondo e fra fondi dello stesso tipo: la mediana dei PIP è circa cinque volte quella dei fondi negoziali.
- Le regole le decide la legge. Tasse e prestazioni possono cambiare: la legge di bilancio 2026 e la legge 112 del 2026 le hanno già modificate.
Come confrontare i fondi
Per orientarsi servono poche informazioni: se il tuo contratto ha un fondo negoziale con il contributo del datore di lavoro, quanti anni mancano alla pensione, quanto rischio sei disposto a correre e quanto costa ogni comparto. Sono le domande da farsi prima di scegliere un fondo pensione. Costi e rendimenti di tutti i comparti sono nel comparatore.