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    Come si calcola la pensione pubblica e quando ci si va

    di Matteo Todeschi · · 9 minuti di lettura

    In breve

    Chi paga la pensione pubblica

    La pensione pubblica, detta anche obbligatoria, la paga l’INPS. Per chi esercita una professione con un proprio ordine, come avvocati, medici o commercialisti, la paga la cassa di previdenza della categoria.

    Il sistema funziona a ripartizione: i contributi versati oggi da chi lavora pagano le pensioni di oggi. I tuoi contributi non finiscono in un investimento a tuo nome: l’INPS li registra, li rivaluta ogni anno con le regole di legge e li usa per calcolare il tuo assegno quando andrai in pensione.

    Quanto si versa dipende dal lavoro:

    A parità di reddito, un’aliquota più bassa porta a una pensione più bassa: è uno dei motivi per cui, in proporzione al reddito, la pensione degli autonomi tende a essere più leggera di quella dei dipendenti.

    Retributivo, misto o contributivo: quale sistema ti riguarda

    Il calcolo dipende da quando hai iniziato a versare i contributi.

    Primo contributo Sistema Come si calcola
    dal 1° gennaio 1996 contributivo tutta la pensione sui contributi versati
    prima del 1996, con meno di 18 anni di contributi a fine 1995 misto retributivo fino al 1995, contributivo dal 1996
    prima del 1996, con almeno 18 anni di contributi a fine 1995 misto retributivo fino al 2011, contributivo dal 2012

    Con il retributivo la pensione dipendeva dalle retribuzioni degli ultimi anni e dagli anni di lavoro, non da quanto si era versato. Con il contributivo conta quanto hai versato in tutta la carriera, anno per anno. Chi inizia a lavorare oggi è interamente nel contributivo, ed è il calcolo che trovi nel resto dell’articolo.

    Come si calcola la pensione contributiva

    Il calcolo ha tre passaggi.

    1. I contributi formano il montante. Ogni anno i contributi versati, per un dipendente il 33% della retribuzione lorda, si sommano in un conto virtuale chiamato montante contributivo. Lo trovi, anno per anno, nel tuo estratto conto contributivo.

    2. Il montante si rivaluta. Ogni anno il montante cresce della media della crescita del PIL nominale nei cinque anni precedenti, calcolata dall’ISTAT. Per le pensioni che partono nel 2026 il tasso è stato del 4,04%. Se la media è negativa il montante non scende, ma la perdita si recupera sulle rivalutazioni degli anni successivi.

    3. Il montante diventa pensione. Quando vai in pensione, il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione della tua età. Il risultato è la pensione annua lorda, pagata in 13 mensilità.

    Il coefficiente sale con l’età perché, più tardi si inizia a riceverla, meno anni in media dura la pensione: lo stesso montante si divide su meno anni. Questi sono i coefficienti in vigore nel 2025 e nel 2026:

    Età all’uscita Coefficiente
    57 anni 4,204%
    58 anni 4,308%
    59 anni 4,419%
    60 anni 4,536%
    61 anni 4,661%
    62 anni 4,795%
    63 anni 4,936%
    64 anni 5,088%
    65 anni 5,250%
    66 anni 5,423%
    67 anni 5,608%
    68 anni 5,808%
    69 anni 6,024%
    70 anni 6,258%
    71 anni 6,510%

    Un esempio in euro

    Prendiamo un montante di 300.000 €: più o meno quello che si accumula con 30 anni di contributi su una retribuzione di 30.000 € lordi, senza contare la rivalutazione.

    Uscita a Pensione annua lorda Al mese, su 13 mensilità
    64 anni 15.264 € 1.174 €
    67 anni 16.824 € 1.294 €
    71 anni 19.530 € 1.502 €

    Nella realtà la distanza fra le tre età è più ampia: chi resta al lavoro qualche anno in più versa altri contributi, e il montante continua a rivalutarsi. Sono importi lordi: sulla pensione si pagano l’IRPEF e le addizionali, come su uno stipendio.

    Perché i coefficienti scendono nel tempo

    Ogni due anni i coefficienti si aggiornano con la speranza di vita: se in media si vive più a lungo, lo stesso montante deve durare più anni e il coefficiente scende. A 67 anni era il 5,723% nel 2023 e nel 2024, è il 5,608% nel 2025 e nel 2026. A ottobre 2026 i valori per il 2027 e il 2028 non sono ancora stati pubblicati.

    Un coefficiente più basso non vuol dire per forza una pensione più bassa dell’anno prima, perché nel frattempo il montante si è rivalutato. A parità di montante e di età, però, ogni aggiornamento rende un po’ meno.

    Quando si va in pensione nel 2026

    Pensione di vecchiaia

    Servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Chi è interamente nel contributivo deve anche avere maturato una pensione almeno pari all’assegno sociale, 546,24 € al mese nel 2026. Se non la raggiunge, può andare in pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contributi effettivi, senza soglia di importo.

    Pensione anticipata

    Si esce a qualunque età con 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi per le donne. Il primo assegno arriva tre mesi dopo aver raggiunto i requisiti.

    Pensione anticipata contributiva

    È riservata a chi ha il primo contributo dal 1996. Servono 64 anni di età, 20 anni di contributi effettivi e una pensione di almeno tre volte l’assegno sociale: 1.638,72 € al mese nel 2026, che scendono a 1.529,47 € per le donne con un figlio e a 1.420,22 € per quelle con due o più figli. Anche qui il primo assegno arriva dopo tre mesi.

    La legge di bilancio 2025 aveva previsto di contare anche la rendita del fondo pensione per raggiungere la soglia. La legge di bilancio 2026 ha cancellato la norma, che non era mai diventata operativa: oggi conta solo la pensione pubblica.

    Le altre uscite

    Alcune categorie hanno canali propri, con regole specifiche:

    Cosa cambia nel 2027 e nel 2028

    Dal 2013 i requisiti seguono la speranza di vita, con un aggiornamento ogni due anni; l’ultimo aumento risaliva al 2019. Il decreto del 19 dicembre 2025 ha fissato un nuovo aumento di tre mesi dal 2027, che la legge di bilancio 2026 ha ridotto a un mese per il solo 2027.

    Requisito 2026 2027 2028
    Vecchiaia: età, con 20 anni di contributi 67 anni 67 anni e 1 mese 67 anni e 3 mesi
    Anticipata, uomini: contributi 42 anni e 10 mesi 42 anni e 11 mesi 43 anni e 1 mese
    Anticipata, donne: contributi 41 anni e 10 mesi 41 anni e 11 mesi 42 anni e 1 mese
    Anticipata contributiva: età 64 anni 64 anni e 1 mese 64 anni e 3 mesi
    Anticipata contributiva: contributi 20 anni 20 anni e 1 mese 20 anni e 3 mesi

    Restano esclusi dall’aumento i dipendenti addetti ad attività usuranti o gravose, tranne chi esce con l’APE sociale. Nelle proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato l’età per la pensione di vecchiaia continua a salire: 69 anni nel 2050, 70 anni e 3 mesi nel 2070.

    Quanto vale la pensione rispetto all’ultimo stipendio

    Il rapporto fra la prima pensione e l’ultima retribuzione si chiama tasso di sostituzione. La Ragioneria Generale dello Stato lo stima ogni anno per un lavoratore tipo con 38 anni di contributi. Questi sono i valori lordi della sola pensione pubblica, nel rapporto di settembre 2026:

    Anno di uscita Dipendente privato Lavoratore autonomo
    2010 73,6% 72,1%
    2030 72,3% 50,2%
    2050 60,5% 47,9%
    2070 58,4% 46,8%

    Per il dipendente il calo arriva dopo il 2030, quando vanno in pensione i primi lavoratori interamente nel contributivo. Nelle stesse stime, tre cose spostano il risultato:

    Al netto di tasse e contributi i tassi sono più alti, perché sulla pensione non si pagano contributi: per un dipendente senza coniuge a carico che esce nel 2070 la Ragioneria stima il 64,4%.

    Come stimare la tua pensione

    Sono stime, che cambiano quando cambiano la carriera, le regole e la crescita economica.

    Dove entra il fondo pensione

    La pensione pubblica è il primo pilastro. La previdenza complementare, cioè fondi pensione negoziali, fondi aperti e PIP, è il secondo: non sostituisce la pensione pubblica, le si affianca con una rendita o un capitale in più.

    Rispetto alla pensione INPS cambiano due cose:

    La Ragioneria stima anche l’effetto di un fondo pensione: un dipendente che vi versa un importo pari a metà del suo TFR, con un rendimento reale del 3% l’anno prima di costi e tasse, porta il tasso di sostituzione lordo del 2070 dal 58,4% al 66,3%. È un’ipotesi di calcolo, non una previsione su un fondo preciso: costi e rendimenti cambiano molto da un comparto all’altro, e li puoi confrontare nel comparatore.

    Il fondo pensione può servire anche a chi smette di lavorare prima: con la RITA la posizione si riceve a rate negli anni che mancano alla pensione di vecchiaia, se si rispettano i requisiti. È una delle uscite previste prima della pensione, insieme ad anticipazioni e riscatti.

    Domande frequenti

    Come si calcola la pensione con il sistema contributivo?

    Si sommano i contributi versati in tutta la carriera, per un dipendente il 33% della retribuzione lorda, rivalutati ogni anno con la crescita media del PIL nominale. Il totale, il montante contributivo, si moltiplica per il coefficiente di trasformazione dell'età di uscita: nel 2025 e nel 2026, a 67 anni, è il 5,608%. Con un montante di 300.000 € la pensione è di 16.824 € lordi l'anno.

    A che età si va in pensione nel 2026?

    Con la pensione di vecchiaia a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi. Con la pensione anticipata a qualunque età, con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). Chi ha iniziato a versare dal 1996 può uscire anche a 64 anni con 20 anni di contributi, se la pensione è di almeno 1.638,72 € al mese.

    Cosa cambia per la pensione nel 2027 e nel 2028?

    I requisiti salgono di un mese nel 2027 e di tre mesi nel 2028 rispetto al 2026. La pensione di vecchiaia passa a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata servono 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e 1 mese nel 2028, un anno in meno per le donne. Sono esclusi i dipendenti addetti ad attività usuranti e gravose.

    Quanto sarà la pensione rispetto all'ultimo stipendio?

    Dipende da età di uscita, anni di contributi e andamento della carriera. Nelle proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, un dipendente privato con 38 anni di contributi che va in pensione nel 2070 riceve una prima pensione lorda pari al 58,4% dell'ultima retribuzione, un lavoratore autonomo il 46,8%. Una stima personale si ottiene con il simulatore INPS La mia pensione futura.

    Cos'è il coefficiente di trasformazione?

    È la percentuale che trasforma il montante contributivo in pensione annua. Sale con l'età di uscita: nel 2025 e nel 2026 va dal 4,204% a 57 anni al 6,510% a 71 anni. Si aggiorna ogni due anni in base alla speranza di vita: quando la speranza di vita cresce, il coefficiente scende.

    La rendita del fondo pensione aiuta ad andare in pensione prima?

    Non per la soglia della pensione anticipata contributiva: per raggiungerla conta solo la pensione pubblica, perché la legge di bilancio 2026 ha cancellato la norma che permetteva di sommare la rendita del fondo pensione. Il fondo pensione può però accompagnare un'uscita anticipata dal lavoro con la RITA, che paga la posizione a rate negli anni che mancano alla pensione di vecchiaia.

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