Chi paga la pensione pubblica
La pensione pubblica, detta anche obbligatoria, la paga l’INPS. Per chi esercita una professione con un proprio ordine, come avvocati, medici o commercialisti, la paga la cassa di previdenza della categoria.
Il sistema funziona a ripartizione: i contributi versati oggi da chi lavora pagano le pensioni di oggi. I tuoi contributi non finiscono in un investimento a tuo nome: l’INPS li registra, li rivaluta ogni anno con le regole di legge e li usa per calcolare il tuo assegno quando andrai in pensione.
Quanto si versa dipende dal lavoro:
- dipendenti del settore privato: il 33% della retribuzione lorda, di cui poco più di 9 punti trattenuti in busta paga e il resto pagato dal datore di lavoro;
- artigiani e commercianti: circa il 24% del reddito, con un minimo annuo;
- iscritti alla gestione separata e professionisti con cassa: aliquote proprie, diverse per ogni gestione e cassa.
A parità di reddito, un’aliquota più bassa porta a una pensione più bassa: è uno dei motivi per cui, in proporzione al reddito, la pensione degli autonomi tende a essere più leggera di quella dei dipendenti.
Retributivo, misto o contributivo: quale sistema ti riguarda
Il calcolo dipende da quando hai iniziato a versare i contributi.
| Primo contributo | Sistema | Come si calcola |
|---|---|---|
| dal 1° gennaio 1996 | contributivo | tutta la pensione sui contributi versati |
| prima del 1996, con meno di 18 anni di contributi a fine 1995 | misto | retributivo fino al 1995, contributivo dal 1996 |
| prima del 1996, con almeno 18 anni di contributi a fine 1995 | misto | retributivo fino al 2011, contributivo dal 2012 |
Con il retributivo la pensione dipendeva dalle retribuzioni degli ultimi anni e dagli anni di lavoro, non da quanto si era versato. Con il contributivo conta quanto hai versato in tutta la carriera, anno per anno. Chi inizia a lavorare oggi è interamente nel contributivo, ed è il calcolo che trovi nel resto dell’articolo.
Come si calcola la pensione contributiva
Il calcolo ha tre passaggi.
1. I contributi formano il montante. Ogni anno i contributi versati, per un dipendente il 33% della retribuzione lorda, si sommano in un conto virtuale chiamato montante contributivo. Lo trovi, anno per anno, nel tuo estratto conto contributivo.
2. Il montante si rivaluta. Ogni anno il montante cresce della media della crescita del PIL nominale nei cinque anni precedenti, calcolata dall’ISTAT. Per le pensioni che partono nel 2026 il tasso è stato del 4,04%. Se la media è negativa il montante non scende, ma la perdita si recupera sulle rivalutazioni degli anni successivi.
3. Il montante diventa pensione. Quando vai in pensione, il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione della tua età. Il risultato è la pensione annua lorda, pagata in 13 mensilità.
Il coefficiente sale con l’età perché, più tardi si inizia a riceverla, meno anni in media dura la pensione: lo stesso montante si divide su meno anni. Questi sono i coefficienti in vigore nel 2025 e nel 2026:
| Età all’uscita | Coefficiente |
|---|---|
| 57 anni | 4,204% |
| 58 anni | 4,308% |
| 59 anni | 4,419% |
| 60 anni | 4,536% |
| 61 anni | 4,661% |
| 62 anni | 4,795% |
| 63 anni | 4,936% |
| 64 anni | 5,088% |
| 65 anni | 5,250% |
| 66 anni | 5,423% |
| 67 anni | 5,608% |
| 68 anni | 5,808% |
| 69 anni | 6,024% |
| 70 anni | 6,258% |
| 71 anni | 6,510% |
Un esempio in euro
Prendiamo un montante di 300.000 €: più o meno quello che si accumula con 30 anni di contributi su una retribuzione di 30.000 € lordi, senza contare la rivalutazione.
| Uscita a | Pensione annua lorda | Al mese, su 13 mensilità |
|---|---|---|
| 64 anni | 15.264 € | 1.174 € |
| 67 anni | 16.824 € | 1.294 € |
| 71 anni | 19.530 € | 1.502 € |
Nella realtà la distanza fra le tre età è più ampia: chi resta al lavoro qualche anno in più versa altri contributi, e il montante continua a rivalutarsi. Sono importi lordi: sulla pensione si pagano l’IRPEF e le addizionali, come su uno stipendio.
Perché i coefficienti scendono nel tempo
Ogni due anni i coefficienti si aggiornano con la speranza di vita: se in media si vive più a lungo, lo stesso montante deve durare più anni e il coefficiente scende. A 67 anni era il 5,723% nel 2023 e nel 2024, è il 5,608% nel 2025 e nel 2026. A ottobre 2026 i valori per il 2027 e il 2028 non sono ancora stati pubblicati.
Un coefficiente più basso non vuol dire per forza una pensione più bassa dell’anno prima, perché nel frattempo il montante si è rivalutato. A parità di montante e di età, però, ogni aggiornamento rende un po’ meno.
Quando si va in pensione nel 2026
Pensione di vecchiaia
Servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Chi è interamente nel contributivo deve anche avere maturato una pensione almeno pari all’assegno sociale, 546,24 € al mese nel 2026. Se non la raggiunge, può andare in pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contributi effettivi, senza soglia di importo.
Pensione anticipata
Si esce a qualunque età con 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi per le donne. Il primo assegno arriva tre mesi dopo aver raggiunto i requisiti.
Pensione anticipata contributiva
È riservata a chi ha il primo contributo dal 1996. Servono 64 anni di età, 20 anni di contributi effettivi e una pensione di almeno tre volte l’assegno sociale: 1.638,72 € al mese nel 2026, che scendono a 1.529,47 € per le donne con un figlio e a 1.420,22 € per quelle con due o più figli. Anche qui il primo assegno arriva dopo tre mesi.
La legge di bilancio 2025 aveva previsto di contare anche la rendita del fondo pensione per raggiungere la soglia. La legge di bilancio 2026 ha cancellato la norma, che non era mai diventata operativa: oggi conta solo la pensione pubblica.
Le altre uscite
Alcune categorie hanno canali propri, con regole specifiche:
- lavoratori precoci, con almeno un anno di contributi prima dei 19 anni e in condizioni particolari (per esempio disoccupati, caregiver o addetti a mansioni gravose): 41 anni di contributi;
- APE sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2026: un’indennità da 63 anni e 5 mesi fino alla pensione di vecchiaia, per alcune categorie con 30 o 36 anni di contributi;
- Quota 103 e Opzione donna non sono state prorogate per il 2026: valgono solo per chi aveva maturato i requisiti entro il 2025.
Cosa cambia nel 2027 e nel 2028
Dal 2013 i requisiti seguono la speranza di vita, con un aggiornamento ogni due anni; l’ultimo aumento risaliva al 2019. Il decreto del 19 dicembre 2025 ha fissato un nuovo aumento di tre mesi dal 2027, che la legge di bilancio 2026 ha ridotto a un mese per il solo 2027.
| Requisito | 2026 | 2027 | 2028 |
|---|---|---|---|
| Vecchiaia: età, con 20 anni di contributi | 67 anni | 67 anni e 1 mese | 67 anni e 3 mesi |
| Anticipata, uomini: contributi | 42 anni e 10 mesi | 42 anni e 11 mesi | 43 anni e 1 mese |
| Anticipata, donne: contributi | 41 anni e 10 mesi | 41 anni e 11 mesi | 42 anni e 1 mese |
| Anticipata contributiva: età | 64 anni | 64 anni e 1 mese | 64 anni e 3 mesi |
| Anticipata contributiva: contributi | 20 anni | 20 anni e 1 mese | 20 anni e 3 mesi |
Restano esclusi dall’aumento i dipendenti addetti ad attività usuranti o gravose, tranne chi esce con l’APE sociale. Nelle proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato l’età per la pensione di vecchiaia continua a salire: 69 anni nel 2050, 70 anni e 3 mesi nel 2070.
Quanto vale la pensione rispetto all’ultimo stipendio
Il rapporto fra la prima pensione e l’ultima retribuzione si chiama tasso di sostituzione. La Ragioneria Generale dello Stato lo stima ogni anno per un lavoratore tipo con 38 anni di contributi. Questi sono i valori lordi della sola pensione pubblica, nel rapporto di settembre 2026:
| Anno di uscita | Dipendente privato | Lavoratore autonomo |
|---|---|---|
| 2010 | 73,6% | 72,1% |
| 2030 | 72,3% | 50,2% |
| 2050 | 60,5% | 47,9% |
| 2070 | 58,4% | 46,8% |
Per il dipendente il calo arriva dopo il 2030, quando vanno in pensione i primi lavoratori interamente nel contributivo. Nelle stesse stime, tre cose spostano il risultato:
- l’età di uscita: dal 2040 la stima di base riguarda chi esce con la pensione anticipata contributiva, tre anni prima dell’età di vecchiaia. Chi aspetta la vecchiaia, con qualche anno di contributi in più, nel 2070 arriva al 67,8%;
- gli anni di contributi: con due anni in meno il tasso del dipendente nel 2070 scende al 55,6%, con due in più sale al 61,2%;
- la crescita dello stipendio: con carriere che crescono più in fretta la pensione copre una quota più bassa dell’ultimo stipendio, perché il montante raccoglie anche gli anni con retribuzioni più basse.
Al netto di tasse e contributi i tassi sono più alti, perché sulla pensione non si pagano contributi: per un dipendente senza coniuge a carico che esce nel 2070 la Ragioneria stima il 64,4%.
Come stimare la tua pensione
- Estratto conto contributivo: nell’area MyINPS, con SPID, CIE o CNS, trovi tutti i contributi registrati a tuo nome. È il posto dove verificare che non manchino periodi di lavoro.
- La mia pensione futura: il simulatore dell’INPS stima età e importo della tua pensione a partire dai contributi registrati, con ipotesi su carriera e crescita economica.
- Patronati: offrono assistenza gratuita per verificare la posizione e presentare la domanda.
Sono stime, che cambiano quando cambiano la carriera, le regole e la crescita economica.
Dove entra il fondo pensione
La pensione pubblica è il primo pilastro. La previdenza complementare, cioè fondi pensione negoziali, fondi aperti e PIP, è il secondo: non sostituisce la pensione pubblica, le si affianca con una rendita o un capitale in più.
Rispetto alla pensione INPS cambiano due cose:
- nel fondo pensione i soldi sono investiti davvero, nel comparto che scegli, e la posizione è a tuo nome. Il risultato dipende dai mercati e dai costi, e può salire e scendere;
- i versamenti hanno vantaggi fiscali, con una deduzione fino a 5.300 € l’anno dal 2026, e per i dipendenti possono comprendere il TFR e un contributo del datore di lavoro.
La Ragioneria stima anche l’effetto di un fondo pensione: un dipendente che vi versa un importo pari a metà del suo TFR, con un rendimento reale del 3% l’anno prima di costi e tasse, porta il tasso di sostituzione lordo del 2070 dal 58,4% al 66,3%. È un’ipotesi di calcolo, non una previsione su un fondo preciso: costi e rendimenti cambiano molto da un comparto all’altro, e li puoi confrontare nel comparatore.
Il fondo pensione può servire anche a chi smette di lavorare prima: con la RITA la posizione si riceve a rate negli anni che mancano alla pensione di vecchiaia, se si rispettano i requisiti. È una delle uscite previste prima della pensione, insieme ad anticipazioni e riscatti.