Previlio

Comparti da confrontare

    Nessun comparto selezionato. Usa il + accanto a un comparto per aggiungerlo.

    Confronta

    Fondi negoziali, fondi aperti e PIP: le differenze

    di Matteo Todeschi · · 6 minuti di lettura

    In breve

    Le differenze in una tabella

    Fondi negoziali, fondi aperti e PIP sono i tre tipi di fondo pensione aperti a nuove adesioni, e seguono le stesse regole su versamenti, tassazione e prestazioni: la deduzione fino a 5.300 € l’anno, le anticipazioni, il ritiro alla pensione sono uguali per tutti. Cambia il modo in cui sono costruiti.

    Negoziali Aperti PIP
    Chi li istituisce sindacati e associazioni dei datori di lavoro, con un contratto collettivo banche, SGR, SIM e assicurazioni compagnie di assicurazione
    Chi può aderire i lavoratori di quel contratto chiunque chiunque
    Come si aderisce tramite il datore di lavoro da soli o con un accordo aziendale solo da soli
    Scopo di lucro no sì, per la società che lo istituisce sì, per la compagnia
    Contributo del datore di norma sì solo se previsto da un accordo raramente
    Fondi nel 2025 33 38 73
    Iscritti a fine 2025 circa 4,4 milioni circa 2,2 milioni circa 3,8 milioni
    ISC a 10 anni, comparto mediano 0,44% 1,32% 2,13%

    Tutti sono vigilati dalla COVIP, e in tutti il patrimonio è separato da quello di chi lo gestisce.

    Fondi negoziali

    I fondi negoziali, detti anche chiusi, nascono da un contratto collettivo di lavoro, fra sindacati e associazioni dei datori, per un settore, un’azienda o un territorio. Per esempio Cometa per i metalmeccanici, Fonchim per i chimici e farmaceutici, Fon.Te per commercio e servizi, Espero per la scuola.

    Chi cambia lavoro e passa a un altro contratto può restare iscritto, se il fondo lo consente, trasferire la posizione al fondo del nuovo contratto o, nei casi previsti, riscattarla.

    Fondi aperti

    I fondi aperti li istituiscono banche, società di gestione del risparmio, SIM e compagnie di assicurazione, come patrimonio separato della società.

    PIP, piani individuali pensionistici

    I PIP sono polizze vita con finalità previdenziale, offerte dalle compagnie di assicurazione e vendute di solito da agenti e sportelli bancari. Si aderisce solo da soli.

    I soldi possono andare in due tipi di gestione, spesso combinate:

    I costi sono i più alti dei tre tipi, e pesano soprattutto nei primi anni: spesso comprendono una percentuale trattenuta su ogni versamento. Il contributo del datore di lavoro arriva raramente.

    Esistono anche i PIP sottoscritti prima del 2007 e mai adeguati alla riforma, detti “vecchi”: hanno regole fiscali diverse e non sono nei dati confrontabili.

    I fondi preesistenti

    Sono fondi nati prima della riforma del 1993 per i dipendenti di singole aziende o settori, come banche e assicurazioni. Sono riservati a quei lavoratori e non sono nei dati usati dal comparatore.

    Quanto costano, tipo per tipo

    L’indicatore sintetico dei costi (ISC) dice di quanto i costi riducono ogni anno la posizione di un iscritto tipo che versa 2.500 € l’anno. Nei dati COVIP 2025:

    ISC Negoziali Aperti PIP
    2 anni 1,04% 2,28% 3,88%
    10 anni 0,44% 1,32% 2,13%
    35 anni 0,29% 1,20% 1,77%
    10 anni, minimo 0,13% 0,63% 0,58%
    10 anni, massimo 1,15% 2,58% 4,07%

    Le prime tre righe sono il comparto mediano, cioè quello a metà della fila dal meno al più caro.

    Due cose si leggono subito. I costi scendono con gli anni, perché le spese fisse si diluiscono, e scendono di più nei PIP, dove pesano i costi iniziali. E dentro ogni tipo le differenze sono ampie: il comparto PIP meno caro costa meno di qualunque comparto dei fondi aperti.

    In euro: con 2.500 € l’anno per 35 anni, 87.500 € versati, e un rendimento del 4% prima dei costi, l’ISC a 35 anni del comparto mediano porta a:

    Tipo Capitale dopo 35 anni
    Fondo negoziale, ISC 0,29% 173.765 €
    Fondo aperto, ISC 1,20% 145.429 €
    PIP, ISC 1,77% 130.485 €

    Quanto hanno reso, tipo per tipo

    Il rendimento dipende soprattutto dalla linea di investimento, cioè dal comparto: un azionario e un garantito non si confrontano. Ecco il rendimento medio annuo a 10 anni, dal 2016 al 2025, del comparto mediano di ogni linea, al netto di costi e tasse:

    Linea Negoziali Aperti PIP
    Azionaria 4,81% 5,04% 4,80%
    Bilanciata 2,93% 2,27% 1,39%
    Obbligazionaria 2,48% 0,12% -0,77%
    Con garanzia 0,85% 0,25% 1,40%

    Sono calcolati sui comparti con almeno dieci anni di storia; le prime tre righe escludono i comparti con garanzia, che nei PIP sono le gestioni separate. Dentro ogni linea la quota di azioni e il tipo di titoli cambiano da comparto a comparto: il confronto vero si fa fra comparti simili, ed è quello che permette il comparatore.

    Si può cambiare tipo di fondo?

    Sì. Dopo almeno due anni di iscrizione si può trasferire la posizione a qualunque altro fondo, di qualunque tipo, senza pagare tasse; se si cambia lavoro, anche prima. Per entrare in un fondo negoziale bisogna avere diritto a iscriversi. L’anzianità di iscrizione si conserva, e conta per le anticipazioni e per la tassazione all’uscita.

    Da dove partire

    Per un dipendente la prima domanda è se il contratto prevede un fondo negoziale con il contributo del datore di lavoro: è un versamento che negli altri tipi di norma non arriva, e che si aggiunge al TFR. Per chi non ha un fondo di categoria, come autonomi, professionisti o chi non lavora, la scelta è fra fondi aperti e PIP, e i costi pesano di più. Le altre domande da farsi prima di scegliere riguardano orizzonte, rischio e costi; i fondi uno per uno sono nell’elenco dei fondi pensione.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra fondo negoziale, fondo aperto e PIP?

    Il fondo negoziale nasce da un contratto collettivo, è riservato ai lavoratori di un settore o di un'azienda, non ha scopo di lucro e di solito dà diritto al contributo del datore di lavoro. Il fondo aperto è istituito da banche, SGR, SIM o assicurazioni e può aderire chiunque. Il PIP è una polizza vita a scopo previdenziale, offerta dalle assicurazioni, con sola adesione individuale. Le regole fiscali e sulle prestazioni sono le stesse; cambiano gestione, costi e contributo del datore.

    Chi può iscriversi a un fondo negoziale?

    I lavoratori a cui si applica il contratto collettivo che ha istituito il fondo: per esempio Cometa per i metalmeccanici, Fonchim per i chimici, Fon.Te per commercio e servizi, Espero per la scuola. Molti fondi negoziali accettano anche i familiari fiscalmente a carico degli iscritti.

    Il PIP è un fondo pensione?

    Sì: è una forma pensionistica complementare vigilata dalla COVIP, con le stesse agevolazioni fiscali e le stesse regole su anticipazioni, riscatti e prestazioni. Dal punto di vista giuridico è un contratto di assicurazione sulla vita, legato a una gestione separata (ramo I) o a fondi interni e OICR (ramo III).

    Quale tipo di fondo pensione costa meno?

    In media i fondi negoziali: nei dati COVIP 2025 l'ISC a 10 anni del comparto mediano è dello 0,44%, contro l'1,32% dei fondi aperti e il 2,13% dei PIP. Dentro ogni tipo però i costi variano molto: il comparto PIP meno caro ha un ISC a 10 anni dello 0,58%, più basso di qualunque comparto dei fondi aperti.

    Si può passare da un PIP o da un fondo aperto a un fondo negoziale?

    Sì, se si ha diritto di iscriversi al fondo negoziale. Il trasferimento si può chiedere dopo almeno due anni di iscrizione, oppure prima se si cambia lavoro, e non si pagano tasse. La posizione accumulata passa al nuovo fondo e l'anzianità di iscrizione si conserva.

    Cosa sono i fondi pensione preesistenti?

    Sono fondi nati prima della riforma del 1993 per i dipendenti di alcune aziende o settori, come banche e assicurazioni. Sono riservati a quei lavoratori e non sono nei dati usati dal comparatore di questo sito.

    Leggi anche