Le differenze in una tabella
Fondi negoziali, fondi aperti e PIP sono i tre tipi di fondo pensione aperti a nuove adesioni, e seguono le stesse regole su versamenti, tassazione e prestazioni: la deduzione fino a 5.300 € l’anno, le anticipazioni, il ritiro alla pensione sono uguali per tutti. Cambia il modo in cui sono costruiti.
| Negoziali | Aperti | PIP | |
|---|---|---|---|
| Chi li istituisce | sindacati e associazioni dei datori di lavoro, con un contratto collettivo | banche, SGR, SIM e assicurazioni | compagnie di assicurazione |
| Chi può aderire | i lavoratori di quel contratto | chiunque | chiunque |
| Come si aderisce | tramite il datore di lavoro | da soli o con un accordo aziendale | solo da soli |
| Scopo di lucro | no | sì, per la società che lo istituisce | sì, per la compagnia |
| Contributo del datore | di norma sì | solo se previsto da un accordo | raramente |
| Fondi nel 2025 | 33 | 38 | 73 |
| Iscritti a fine 2025 | circa 4,4 milioni | circa 2,2 milioni | circa 3,8 milioni |
| ISC a 10 anni, comparto mediano | 0,44% | 1,32% | 2,13% |
Tutti sono vigilati dalla COVIP, e in tutti il patrimonio è separato da quello di chi lo gestisce.
Fondi negoziali
I fondi negoziali, detti anche chiusi, nascono da un contratto collettivo di lavoro, fra sindacati e associazioni dei datori, per un settore, un’azienda o un territorio. Per esempio Cometa per i metalmeccanici, Fonchim per i chimici e farmaceutici, Fon.Te per commercio e servizi, Espero per la scuola.
- Chi può aderire: i lavoratori a cui si applica il contratto, e in molti casi i loro familiari fiscalmente a carico.
- Il contributo del datore: se versi almeno la quota minima fissata dal contratto, il datore di lavoro aggiunge la sua, in percentuale della retribuzione. È la differenza più concreta rispetto agli altri tipi.
- Chi decide: il fondo è un’associazione senza scopo di lucro, governata da organi in cui siedono in parti uguali rappresentanti dei lavoratori e delle aziende. Gli investimenti sono affidati a gestori professionali, scelti con una gara.
- Costi: sono i più bassi, anche perché i costi fissi si dividono su molti iscritti e il fondo non deve fare utili.
- Scelta: i comparti sono pochi, tre o quattro per fondo in media.
Chi cambia lavoro e passa a un altro contratto può restare iscritto, se il fondo lo consente, trasferire la posizione al fondo del nuovo contratto o, nei casi previsti, riscattarla.
Fondi aperti
I fondi aperti li istituiscono banche, società di gestione del risparmio, SIM e compagnie di assicurazione, come patrimonio separato della società.
- Chi può aderire: chiunque, anche autonomi, liberi professionisti e chi non lavora. Un’azienda può anche scegliere un fondo aperto per i suoi dipendenti con un accordo: in quel caso può esserci il contributo del datore.
- Chi decide: la società che ha istituito il fondo, con un responsabile che vigila sul rispetto delle regole a tutela degli iscritti. Per le adesioni tramite accordi aziendali c’è anche un organismo di sorveglianza.
- Costi: in mezzo fra negoziali e PIP. La società ha uno scopo di lucro, e i costi coprono anche la distribuzione, per esempio in banca.
- Scelta: più ampia, quattro o cinque comparti per fondo in media.
PIP, piani individuali pensionistici
I PIP sono polizze vita con finalità previdenziale, offerte dalle compagnie di assicurazione e vendute di solito da agenti e sportelli bancari. Si aderisce solo da soli.
I soldi possono andare in due tipi di gestione, spesso combinate:
- gestioni separate (ramo I): le attività sono contabilizzate al costo storico, quindi il rendimento è più stabile e di solito c’è una garanzia di restituzione del capitale o di un rendimento minimo. Secondo la COVIP, dal 2016 al 2025 hanno reso in media l’1,5% l’anno;
- fondi interni o OICR (ramo III, unit linked): il valore segue i mercati, come nei comparti dei fondi pensione.
I costi sono i più alti dei tre tipi, e pesano soprattutto nei primi anni: spesso comprendono una percentuale trattenuta su ogni versamento. Il contributo del datore di lavoro arriva raramente.
Esistono anche i PIP sottoscritti prima del 2007 e mai adeguati alla riforma, detti “vecchi”: hanno regole fiscali diverse e non sono nei dati confrontabili.
I fondi preesistenti
Sono fondi nati prima della riforma del 1993 per i dipendenti di singole aziende o settori, come banche e assicurazioni. Sono riservati a quei lavoratori e non sono nei dati usati dal comparatore.
Quanto costano, tipo per tipo
L’indicatore sintetico dei costi (ISC) dice di quanto i costi riducono ogni anno la posizione di un iscritto tipo che versa 2.500 € l’anno. Nei dati COVIP 2025:
| ISC | Negoziali | Aperti | PIP |
|---|---|---|---|
| 2 anni | 1,04% | 2,28% | 3,88% |
| 10 anni | 0,44% | 1,32% | 2,13% |
| 35 anni | 0,29% | 1,20% | 1,77% |
| 10 anni, minimo | 0,13% | 0,63% | 0,58% |
| 10 anni, massimo | 1,15% | 2,58% | 4,07% |
Le prime tre righe sono il comparto mediano, cioè quello a metà della fila dal meno al più caro.
Due cose si leggono subito. I costi scendono con gli anni, perché le spese fisse si diluiscono, e scendono di più nei PIP, dove pesano i costi iniziali. E dentro ogni tipo le differenze sono ampie: il comparto PIP meno caro costa meno di qualunque comparto dei fondi aperti.
In euro: con 2.500 € l’anno per 35 anni, 87.500 € versati, e un rendimento del 4% prima dei costi, l’ISC a 35 anni del comparto mediano porta a:
| Tipo | Capitale dopo 35 anni |
|---|---|
| Fondo negoziale, ISC 0,29% | 173.765 € |
| Fondo aperto, ISC 1,20% | 145.429 € |
| PIP, ISC 1,77% | 130.485 € |
Quanto hanno reso, tipo per tipo
Il rendimento dipende soprattutto dalla linea di investimento, cioè dal comparto: un azionario e un garantito non si confrontano. Ecco il rendimento medio annuo a 10 anni, dal 2016 al 2025, del comparto mediano di ogni linea, al netto di costi e tasse:
| Linea | Negoziali | Aperti | PIP |
|---|---|---|---|
| Azionaria | 4,81% | 5,04% | 4,80% |
| Bilanciata | 2,93% | 2,27% | 1,39% |
| Obbligazionaria | 2,48% | 0,12% | -0,77% |
| Con garanzia | 0,85% | 0,25% | 1,40% |
Sono calcolati sui comparti con almeno dieci anni di storia; le prime tre righe escludono i comparti con garanzia, che nei PIP sono le gestioni separate. Dentro ogni linea la quota di azioni e il tipo di titoli cambiano da comparto a comparto: il confronto vero si fa fra comparti simili, ed è quello che permette il comparatore.
Si può cambiare tipo di fondo?
Sì. Dopo almeno due anni di iscrizione si può trasferire la posizione a qualunque altro fondo, di qualunque tipo, senza pagare tasse; se si cambia lavoro, anche prima. Per entrare in un fondo negoziale bisogna avere diritto a iscriversi. L’anzianità di iscrizione si conserva, e conta per le anticipazioni e per la tassazione all’uscita.
Da dove partire
Per un dipendente la prima domanda è se il contratto prevede un fondo negoziale con il contributo del datore di lavoro: è un versamento che negli altri tipi di norma non arriva, e che si aggiunge al TFR. Per chi non ha un fondo di categoria, come autonomi, professionisti o chi non lavora, la scelta è fra fondi aperti e PIP, e i costi pesano di più. Le altre domande da farsi prima di scegliere riguardano orizzonte, rischio e costi; i fondi uno per uno sono nell’elenco dei fondi pensione.